• sabato 18 luglio visite artistiche sopsese nella chiesa del Redentore
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primo piano >  La sacrestia del Tempio del Santissimo Redentore

La sacrestia del Santissimo Redentore ospita opere d’arte di diverse tipologie legate per lo più al culto mariano e al culto delle reliquie.
Di particolare interesse è il tema del presentimento della Passione, frequente nella pittura veneziana, soprattutto in quella quattrocentesca e qui comune alle opere che hanno come soggetto la Madonna e il Bambino. Ne è uno splendido esempio la Madonna col Bambino e angeli musicanti di Alvise Vivarini, una tavola incastonata in una preziosa cornice intagliata e dorata. La scena, sospesa in un silenzio malinconico, presenta Maria che anticipando l’immagine della Pietà, accoglie il Bambino sulle sue ginocchia come un altare. Le sue mani si congiungono protettrici alla maniera di un tabernacolo sopra il Bambino dormiente, rievocando il sonno della morte. L’allusione al sacrificio di Cristo viene arricchita da varie simbologie quali la presenza del cardellino, coraggioso uccellino che secondo la tradizione non temeva di ferirsi per nutrirsi dei cardi spinosi. Caratteri simili, se non più espliciti in riferimento al sacrificio eucaristico, si ritrovano nella Madonna col Bambino di Lazzaro Bastiani dove Gesù è disteso su un altare di pietra. Il clima della scena invece, rispetto a quello del Vivarini, appare meno teso. I dipinti di Bissolo, Veneto, Marconi e Palma il giovane raffiguranti la Sacra conversazione, rimandano alla tematica del presentimento della Passione attraverso il gesto di Maria che stringe il piede sinistro del Figlio, in previsione dei chiodi che lo trapasseranno.
Al tema sacrificale ancora si ricollegano cinque tavolette delle otto iniziali, provenienti dalla scuola di Francesco Bassano. Rappresentano episodi differenti legati all’Eucarestia e unite formavano il primo tabernacolo della chiesa, posto sopra l’altare maggiore. Oggi quella rappresentante la Resurrezione è sostituita da una riproduzione.
In riferimento al culto mariano, ci sono anche alcune icone di cui segnaliamo la Madonna Glikophylousa (della tenerezza), donata alla chiesa da un cappuccino, tale Giorgio Corner, il giorno in cui prese i voti. Si tratta di un dipinto, la cui decorazione in argento è stata aggiunta successivamente. Il museo della sacrestia vanta inoltre un dipinto di Paolo Veronese raffigurante il Battesimo di Cristo, commissionato dalla ricca famiglia di mercanti Stravanzino che aveva ottenuto il privilegio di seppellire i parenti nella chiesa precedente quella palladiana. È stata avanzata l’ipotesi che sia stato commissionato dalla stessa famiglia anche il dipinto Giovanni Battista nel deserto di Jacopo Bassano. E’ altresì interessante la realizzazione per la sacrestia del Redentore dell’Estasi di San Francesco di Carlo Saraceni lasciata in testamento dallo stesso artista, seguace di Caravaggio, ai padri cappuccini.
Parte consistente di questa raccolta sono i magnifici reliquiari di diversa fattura. Quelli più preziosi e rari sono i coloratissimi ostensori a forma di mazzi di fiori in vetro di Murano, ad opera del maestro vetraio  Briati. Nelle ante di diversi armadietti, sono custoditi dei reliquiari architettonici; primo fra  tutti per la sua particolare elaborazione in gesso e cartapesta dipinta e  per la ricchezza del dettaglio, è quello del Frate cappuccino Francesco Maria da Vicenza. Meno elaborato, però più noto, è il reliquiario del mantello di San Lorenzo da Brindisi, sotto il dipinto rappresentante l’Estasi dello stesso santo, sacerdote cappuccino. Infine bisogna menzionare  i curiosi Busti di santi cappuccini in cera, del XIX secolo con capelli e barbe autentici. Si tratta di un altro genere di reliquie, testimonianza fondamentale dell’artigianato popolare e in particolare dell’ordine monastico in questione.
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