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primo piano >  Il ciclo della Passione di Sant'Alvise

marzo 2019
"Rattristati in Cristo e rallegrati in lui riguardo alla sua grazia che ti è donata. Riconosci te stesso in lui, leggi i tuoi debiti sulla pelle di Cristo"
Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia

Tra il presbiterio e la navata si trovano le tre tele della Passione di Cristo di Giambattista Tiepolo, commissionate dal patrizio Alvise Cornaro. L'incoronazione di spine, la Flagellazione e la Salita al Calvario, che originariamente formavano un trittico, oggi sono separate, collocate nella navata destra le prime due, e la terza nel presbiterio. Esse furono dipinte intorno al 1737-40 e sono quindi da considerarsi immediatamente successive agli affreschi della chiesa dei Gesuati.
Le opere di Sant'Alvise sono notevoli sia dal punto di vista compositivo che da quello coloristico. La tela centrale, collocata nel presbiterio, è senz'altro, fra le tre, la più apertamente drammatica. Nel rappresentare Cristo che si piega sotto il peso della croce, Tiepolo crea un intero corteo di personaggi; la scena è animata, sontuosa, di grande effetto tragico, ispirata compositivamente alla grandiosità e al dinamismo luministico di Tintoretto, ma non mancano altre fonti, come nella scelta dei personaggi biblici tramite le incisioni di Rembrandt, che Tiepolo conosceva bene grazie alla raccolta dell'amico Anton Maria Zanetti. Il corpo prostrato del Cristo è toccante, ricco di fascino, da alcuni ritenuto fin troppo patetico nell'enfasi della macchia di colore rosso della sua veste. La croce che porta è enorme, lunghissima, scenografica, così come scenografiche sono l'espressione di sofferenza e la posizione contorta del corpo. Sia l'incoronazione che la Flagellazione si svolgono invece sullo sfondo di architetture, introdotte da brevi scalinate, con gruppi di figure che osservano la scena. In entrambi i casi, la figura sofferente del Cristo si staglia sullo sfondo ed è di grande impatto emotivo. In quel periodo il pittore era fortemente attratto dal teatro in costume e traeva ispirazione dalle scenografie dei numerosi melodrammi rappresentati in tutta la città.
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