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primo piano >  Il Barocco veneziano

Il più importante rappresentante del barocco veneziano è senza ombra di dubbio Baldassarre Longhena. Egli non è soltanto l’architetto della basilica di Santa Maria della Salute, ma progettista anche di numerose cappelle, altari e monumenti sparsi nelle chiese della città.
Per scoprirli partiamo dalla basilica di santa Maria Gloriosa dei Frari, per la quale il Longhena progetta un maestoso monumento funebre per il doge Giovanni Pesaro (1660-1669): quattro telamoni su alto piedistallo costituiscono la parte inferiore del monumento e reggono la trabeazione su cui poggiano quattro colonne nere tra le quali trovano collocazione il doge in trono affiancato dalle allegorie della Religione e del Valore a sinistra, e da quelle della Concordia e della Giustizia a destra. A coronare il tutto due putti che reggono lo stemma della famiglia e una corona.
Longhena disegna inoltre l’altare del Crocifisso (1672) e quello di Sant’Antonio (1663). Il primo è realizzato da Giusto Le Court, scultore belga, che dopo un periodo di formazione a Roma, è chiamato a Venezia dove impone un tipo di scultura fastosa e teatrale. Il secondo fu commissionato dalla confraternita di sant’Antonio ed eseguito da Giuseppe Sardi. La statua del santo è circondata da quattro angeli e da altrettante grandi colonne di marmo bianco; opere di Le Court e Falcone adornano la trabeazione e il frontone.

Altra opera significativa del Seicento veneziano è la facciata della chiesa di santa Maria del Giglio il cui progetto fu affidato dalla famiglia Barbaro (1678 - 1683) all’architetto di origine svizzera Giuseppe Sardi.
Le colonne del primo ordine – le cui basi sono ornate da bassorilievi raffiguranti le piante delle città in cui Antonio Barbaro ottenne i suoi successi militari - separano il portale d’ingresso e le nicchie in cui sono inserite statue dei membri della famiglia committente. L’ordine superiore vede al centro la statua di Antonio, opera di Le Court, e ai lati statue allegoriche; il tutto è coronato dallo stemma dei Barbaro. All’interno di questa chiesa sono poi custoditi numerosi dipinti di Antonio Zanchi, pittore barocco originario di Este ed attivo principalmente a Venezia.
La chiesa di santa Maria del Giglio, inoltre, conserva l’unica opera presente a Venezia di un grande antesignano del barocco, ovvero il pittore fiammingo Peter Paul Rubens, al quale si deve probabilmente la parte centrale dell'opera Madonna col bambino e san Giovannino mentre lo sfondo è stato realizzato da un pittore di scuola veneta. 

In epoca barocca, furono eseguiti importanti lavori nella basilica di san Pietro in Castello.
Il corpo della chiesa fu ricostruito a partire dal 1619 da Giangirolamo Grapiglia; successivamente Baldassarre Longhena edificò sul lato sinistro la ceppela Vendramin, un ambiente quadrato cupolato con l’altare spostato in uno spazio ulteriore di minore dimensione e i pilastri tagliati obliquamente. La cappella è decorata da bassorilievi di Michelangelo Ungaro raffiguranti il Trionfo della CrocePaolo V impone il cappello cardinalizio a Francesco Vendramin di Michelangelo Ungaro, da statue allegoriche raffiguranti qualità e doti del cardinale Vendramin (Ingegno, Astronomia, Poesia, Generosità, Fermezza, Virtù, Teologia e Agricoltura), opere dello stesso Ungaro e di Melchior Barthel. Sull’altare, infine, si trova una pala d’altare realizzata del giovane Luca Giordano raffigurante La Madonna col Bambino e anime purganti (1650 circa).
A partire dal 1646, sempre su disegno del Longhena, iniziano i lavori per la ricostruzione dell’altare maggiore che custodisce le spoglie del beato Lorenzo Giustiniani. Queste sono conservate in un’urna sorretta da un gruppo scultoreo di angeli e putti. A decorarlo vi sono opere scultoree del Moli, Caprioli, Giusto Le Court e Barthel. Sopra la mensa d'altare sono inserite tre lastre in rame dorato raffiguranti le Virtù Teologali.
Sulla balaustra sono invece collocate le statue di San PietroSan Giovanni Battista, a sinistra, San MarcoSan Paolo, a destra.
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